Novaudio Classic 8

La mia scoperta delle Novaudio Classic 8 si data in tempi non sospetti. Potrebbe dirsi un amore spontaneo, cresciuto senza fretta, un po’ con la stessa naturalezza che caratterizza il loro suono. Apulia Hi-Fi Show del 2017, saletta Novaudio. Erano bei tempi? Erano tempi normali, di quella normalità alla quale tutti ora vorremmo tornare. È proprio vero che le cose belle, alle quali però si è fatta l’abitudine, le si rimpiange scioccamente quando ci vengono a mancare. Comunque sia, tra i sistemi di design della piccola ma palpitante azienda leccese, una one man band company, facevano bella mostra di sé queste “scatole da scarpe”, come spesso tra noi audiofili definiamo i diffusori di queste dimensioni, che siano l’ennesima versione delle blasonate Ls3/5A o dei più scrausi accrocchi di altoparlanti e improbabili crossover, tutti rigorosamente unbranded. Al solo vederli, non riuscii a trattenere un sorrisetto ironico. Mi chiesi subito – era una domanda retorica – dove volesse andare il progettista con un progetto del genere, facilmente considerabile anacronistico dai più: dei diffusori a due vie in sospensione pneumatica e, per giunta, di un litraggio risibile. Al solo sentirli, non riuscii infatti a smettere di sorridere, ma questa volta per la sorpresa, la completezza e il piacere che offrivano all’ascolto… Aggiungo inoltre che, la doverosa precisazione della loro localizzazione produttiva, fatta nel primo paragrafo di questo articolo, non ci avrebbe dovuto trarre in inganno. Novaudio è frutto dell’amore, della passione e della competenza di un napoletano di nascita che ha lavorato per molto tempo a Roma per grandi progetti di ingegneria civile di livello nazionale, con diverse esperienze estere ancora più grandi e temporaneamente salentino per precisa scelta di uno dei migliori climi atmosferici, enogastronomici ed edonistici in genere del nostro Bel Paese. Un mix assolutamente promettente per i possibili risultati e altrettanto pericoloso per la determinazione nell’ottenerli: non pensate?

Tornando alle Classic 8, giunte ora alla matura versione Mk3, come si accennava sono “casse” nel senso non solo audiofilo del termine, quello che in termini quotidiani indica dei diffusori acustici, ma anche nel senso di “scatole chiuse”, in quanto diffusori a sospensione pneumatica. Come tanti appassionati della mia generazione, posso dire di aver ascoltato tutti i principali progetti a sospensione pneumatica mai prodotti, alcuni dei quali li ho anche posseduti, come in particolare le amate Yamaha NS1000M, da me notevolmente “abarthizzate” all’epoca – interventi sempre reversibili, come personalmente penso vada fatto. Dei principali modelli storici e delle motivazioni della “riscoperta” di tale filosofia progettuale, decisamente controcorrente, potete leggere qui dalle vive parole di Joe Maietta, progettista e proprietario Novaudio, che vedete dietro una sua “creatura” nella foto seguente.

Package

Il feticista che si nasconde dentro ogni audiofilo dia un’occhiata alla gallery immagini: qui siamo a livelli di autentica libidine, audio porn insomma. La solida scatola in legno massello con maniglie e il logo stampato fa presagire la classe del prodotto, nettamente al di sopra della sua categoria di prezzo. Dopo cinquant’anni di passione audiofila e trenta circa di recensioni sono dell’opinione che ci sia sempre una relazione diretta tra la qualità del confezionamento e il suo contenuto o almeno degli ottimi indizi. In questo caso, aperta la cassa sigillata con nastro e viti, si accede a due sacchi in spesso e morbido feltro bordeaux, con comode maniglie per l’estrazione.

Una cartellina trasparente contiene il libretto di uso, manutenzione e consigli per l’installazione, con un portachiavi in cavetto inox e targhetta con logo Novaudio in ottone. Le due buste in feltro che contengono i diffusori hanno anche la funzione di coprirli e proteggerli – veramente – a impianto spento: nessun pericolo da gatti, domestiche zelanti e bambini curiosi, altro che mascherine parapolvere. Se però le mascherine le volete assolutamente, quelle che noi audiofili duri-e-puri spesso buttiamo in un angolo, potrete richiederle, ma vengono fornite solo come optional, forse proprio per il motivo di cui sopra,

Costruzione

La solida struttura in legno con rinforzi interni viene impiallacciata in wengé, noce o noce biondo italiani o ancora ulivo rigenerato dagli oliveti danneggiati dalla xylella. Fin qui si tratta sempre di un ottimo prodotto, artigianale ma nel senso di esclusivo e ricercato. Ma è sulla scelta in termini di quantità, qualità e posizionamento dell’assorbente acustico interno che si vede – e si sente – la differenza con le produzioni industriali tutte uguali. Il mio è solo un esempio, ma vale per tutta la costruzione, compresa quella del crossover. Tutta l’ottimizzazione, la scelta e la messa a punto dei componenti e della loro interazione, è stata effettuata con calcoli analogici, non tramite i soliti software, utilizzati esclusivamente per “lanciare” il progetto – perché quelli sono, cioè analogici, i parametri fisici. Con tanto lavoro empirico, chiarezza di idee e ascolti su ascolti si è arrivati a mettere a punto un’idea di diffusore che riscatta, nobilita e porta a nuovo lustro i grandi esempi del passato.

Componenti

Trattasi di tweeter e woofer, ovviamente. Visto che a loro si deve il “segreto della ricetta”, ho chiesto esplicitamente a Joe più ragguagli in tal senso e lui è stato prodigo di informazioni, senza però arrivare a svelare cose che possano rendere questo diffusore nemmeno lontanamente replicabile a livello amatoriale. Anzi, proprio la “tracciabilità” di questi componenti rende giustizia e aumenta ulteriormente il valore del progetto in sé, perché ottenuto da qualcuno che ha un’idea precisa del “suono” e delle prestazioni che voleva ottenere e non si è accontentato di mettere insieme due componenti scelti sulla carta di un catalogo. Entrambi di costruzione nordeuropea, woofer e tweeter sono stati pensati e realizzati per incontrare le specifiche esigenze della tipologia di accordo, nonché per un’ormai cronica carenza sul mercato di woofer specificamente progettati per essere utilizzati in cassa chiusa. Gli altoparlanti dei progetti storici non sono infatti più disponibili, in quanto Vifa, Peerless, Seas e Scan-Speak hanno avuto varie trasformazioni societarie, delocalizzazioni, ridimensionamenti o, semplicemente, non esistono più. D’altra parte, il mondo è cambiato in tutti i sensi. I geni che avevano progettato quegli altoparlanti che fine avevano fatto? Chi altro aveva intrapreso la carriera di Oskar Wroending, progettista del tweeter Scan D2010, con la sua Hiquphon? Inoltre, una trentina d’anni fa per un’azienda splendidamente artigianale come Novaudio sarebbe stato praticamente impossibile contattare le aziende leader produttrici di altoparlanti per le quantità produttive minime che potevano essere richieste. Dopo circa un anno di ricerche in terra scandinava, visto che la divisione audioarredo di Novaudio viene progettata in Svezia, si comincia a disegnare un woofer con dei parametri ormai desueti ma componenti contemporanei: cestelli in lega, membrana in carta opportunamente trattata e foam poliuretanico. Perché il foam? Semplice, perché, avendo meno inerzia, sulle frequenze superiori si comporta meglio e, volendo fare un due vie, dove l’integrazione fra l’estensione e la velocità dei componenti nel punto d’incrocio è appunto cruciale, non è caratteristica da sottovalutare.

Scatta qui un breve excursus dedicato a un particolare costruttivo per niente irrilevante. Maietta vuole sfatare la leggenda della presunta maggior fragilità del foam rispetto alla gomma. Innanzitutto, nei diffusori a sospensione vintage i woofer hanno spesso più di trent’anni di onorato servizio, cosa non da poco. Se la gomma non si dissolve come il foam, s’indurisce a tal punto da limitare l’escursione del woofer fino a farlo diventare un midrange. I fattori distruttivi delle sospensioni, sia in foam che in gomma, sono i raggi ultravioletti – UV e l’umidità. Il foam è più attaccabile dagli UV rispetto alla gomma, che però è più sensibile all’umidità. Spesso capita di notare che il diffusore accanto alla finestra ha sofferto di questo problema al contrario dell’altro, più ontano dalla finestra e per questo meno esposto alla luce. Come se questo non bastasse, magari la vostra amata coppia di diffusori d’epoca è stata dimenticata per anni in garage o cantina, luoghi notoriamente tendente all’umido, dandogli il definitivo colpo di grazia. Oggi però il foam non è più quello di quarant’anni fa, un miglioramento indiscutibile e, come visto, le Classic 8 Mk3 sono inoltre dotate di coperture che le salvaguarderanno dai nocivi UV. D’altra parte, per la maggior parte del tempo l’impianto è spento e utilizzare delle protezioni realmente efficaci prolungherà di molto nel tempo le loro performance. La messa a punto del woofer su specifiche da sospensione pneumatica ha avuto infine successo. A detta dello stesso Joe, quando è stato montato in cassa è stato come vedere Marcello Mastroianni sui set di Fellini: era sempre… “buona la prima”! Per il tweeter si è voluto coerentemente seguire gli insegnamenti dello stesso Wroending: la sua membrana da 19 mm consente una dispersione che le più grandi non possono fisicamente raggiungere. Con un bel po’ di pazienza sul trattamento della seta e del damping – ottenuti anche qui con prove, esperimenti e, soprattutto, ascolti – il risultato cercato è stato ottenuto.

Ascolti

Si comincia con un plurale perché ho potuto disporre lungamente delle Classic 8 nel mio impianto, ma in un periodo a cavallo di ben tre magnifiche occasioni d’ascolto presso la Monitor Room di Hemiolia Records. Chi non conoscesse ancora l’etichetta di Master Tape di Claudio Valeri e Pietro Benini, altra eccellenza e orgoglio tutti italiani, può approfondire qui. Da Claudio abbiamo avuto l’eccezionale disponibilità della sala d’ascolto, dove una coppia di Classic 8 Mk3 svolge normalmente il lavoro di control monitor, affiancando i mostruosi Apocalypse Now di Bartolomeo Aloia utilizzati come main monitor. Qui si sono alternati come sorgente un reel to reel Otari MTR-15 e un CD Player professionale Sony CDP D500 con DAC Wyred4Sound DAC-2, come pre un mixer Studer 169 – tutti rigorosamente e maniacalmente “ricappati”, restaurati, tarati e riportati a delle prestazioni sonore che forse non avevano nemmeno conosciuto nuovi di fabbrica – insieme a un solido e contemporaneamente educato Musical Fidelity A1000 come amplificazione. Forte dei miei ascolti casalinghi, dove la sua potenza indistorta aveva fatto esprimere al meglio le Novaudio, non mi sono fatto mancare nulla, portandomi dietro un ItaliAcoustic HS-1. Nella sala Hemiolia, molto più grande del mio locale d’ascolto, con un trattamento acustico impeccabile e una catena a monte totalmente analogica, questi diffusori mi hanno sinceramente ammaliato per la loro capacità di ricreare l’evento scomparendo alla vista, mentre Gabriele Mirabassi col suo clarino nella versione Hemiolia Master Recording sembrava essere qui con noi. Dove un bass reflex sotto la frequenza d’accordo crolla improvvisamente nell’emissione dei bassi – salvo poi darvi in molti casi un bell’effetto “boom-boom” un po’ più in alto – la sospensione pneumatica si attenua di soli 6 dB/ottava, cioè continuando a suonare in modo sensibile in ambiente, cioè nelle prime due ottave. E questo con le Classic 8 si sente tutto, al punto che, personalmente, tra l’aver nel misero ambiente di casa mia loro o i “mostri sacri” delle Apocalypse io non avrei dubbi. Per ottenere quello “slam” in più che, ovviamente, questi main monitor sono in grado di offrire in souplesse – la fisica è fisica – io preferisco di gran lunga l’aria, lo spazio fra gli strumenti, la localizzazione spaziale, la chiarezza del messaggio sonoro, l’assenza di fatica d’ascolto e la facilità di integrazione fra le frequenze offerte dalle Novaudio. Non suoni questa come una bestemmia, ma bisogna fare i conti con gli spazi di cui si può disporre. Le Apocalypse possono suonare a livelli parossistici e per questo si bevono watt come acqua fresca, mentre il livello sonoro al quale potrebbero avvisarvi di essere arrivate al proprio limite le Novaudio è praticamente non possibile in un ambiente domestico medio, quello fatto di mura, insonorizzazione e vicini di casa medi, cioè poco tolleranti… N.B. In questo senso, “l’affaticamento” ad alti livelli di pressione denunciato dall’amico Paolo nel suo impianto penso purtroppo sia dovuto… al suo impianto! Da me e da Hemiolia, sia con l’ItaliAcoustic HS-1 che col Musical Fidelity A1000, questo limite non si è praticamente presentato, a tutto vantaggio della dinamica. Forte di questa esperienza, da me ho potuto ascoltare le Classic 8 sia su stand posti a 40/50 cm dalla parete di fondo e sia in uno dei miei posizionamenti preferiti, con le casse poste a un terzo della lunghezza della stanza e il punto d’ascolto nell’altro terzo. Non sto a parlarvi di frequenze o estensione, criticità o punti di forza: come le metti, suonano. Ed è proprio questa loro rara combinazione fra espressività e facilità d’uso e accoppiamento che le fa dimenticare, facendosi concentrare sulla musicalità che sanno esprimere. Per fare dei paragoni molto a grandi linee con delle vere e autentiche scuole produttive inglesi, hanno l’esuberanza contagiosa delle Graham ma sono contemporaneamente capaci di quel rigore espressivo e capacità di esprimere i dettagli che si accompagna normalmente più alle produzioni di Spendor e Harbeth. Tendono quindi a porre la scena dietro alla linea dei diffusori, con dimensioni di voci e strumenti sempre molto controllate e realistiche, soprattutto se date loro molto spazio dietro, come avevano da Hemiolia e come ho fatto da me. È il medio tendenzialmente arretrato, non “da alta efficienza”, che Paolo aveva notato qui nel suo articolo, proprio perché lui dispone e preferisce delle Klipsch Heresy III come diffusori di riferimento.

Conclusioni

Insomma, come devono comportarsi delle casse monitor? Devono darti il più possibile facendoti appunto dimenticare quello che non possono darti. In questo senso le Novaudio Classic 8 Mk3 sono le sospensione pneumatica più moderne e meglio suonanti che io conosca. Moderne perché riprendono e migliorano la nostra idea di sospensione pneumatica su tutti i parametri, compreso quello così sensibile come l’ingombro. Ascoltandole vien veramente da chiedersi perché questa tipologia costruttiva sia stata abbandonata, ma per fortuna nostra e capacità imprenditoriale Novaudio ora è tornata e auguro in tutta franchezza che ne siano vendute molte coppie. Sono diffusori semplici, ma fatti con maestria, come certi piatti di cucina semplicissimi nella ricetta ma complicatissimi nella realizzazione. Perché la semplicità è il modo più squisito con cui la maestria si manifesta.

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Tipologia: diffusore due vie a sospensione pneumatica

Tweeter: .” in seta trattata e smorzata

Woofer: 8” in carta trattata con sospensione in foam

Risposta in frequenza: 42-20.000Hz

Sensibilità: 89dB

Efficienza: 8ohm

Potenza applicabile: 10÷100watt indistorti, a valvole single ended

come stato solido classe A

Crossover con componenti selezionati saldati in aria

Collegamenti interni con cavo Litz in rame OFC 99,999%

Struttura del mobile in betulla con rinforzi strutturali e rivestita in quattro finiture a scelta

Dimensioni: 32x47x20cm LxAxP

Peso: 12kg

Distributore uffificiale Italia: distribuzione diretta, al sito Novaudio per l’elenco dei punti d’ascolto

Prezzo Italia alla data della recensione: 2.200,00 euro, stand dedicati ad alta massa e disaccoppiatori acquistabili a parte

Sistema utilizzato: al mio impianto