Diffusori Novaudio Classic 8 Mk3

A coloro che hanno un certo numero di anni, sufficienti da poter ricordare i due decenni d’oro dell’alta fedeltà di massa, ossia i ‘70 e gli ‘80 del secolo scorso, non potranno non tornare in mente le diatribe di quei tempi, tra formati, sistemi di riduzione del rumore delle audiocassette – oddio, le audiocassette… – e, prima di tutto, tra diffusori a sospensione pneumatica e bass reflex. Le fazioni erano rappresentate da due dei costruttori statunitensi più popolari al tempo, ossia le statunitensi JBL, con la sua serie L, modello L50 ma soprattutto L100, e la Acoustic Research, altresì abbreviata in AR, con la sua indimenticabile AR3 poi diventata 3A, che credo sia stato – attendo smentite o correzioni – uno dei diffusori più venduti della storia. Le filosofie erano agli antipodi o quasi, cosi come il risultato sonoro. Più generose, efficienti e potenti al punto di sembrare in alcuni casi eccessive le JBL, mentre le AR solcavano con grande musicalità ed equilibrio timbrico percorsi sonori più adatti a generi classici e acustici. Non molto tempo fa ascoltai in un impianto di un appassionato vintagista proprio una coppia di AR3 della fine degli anni Sessanta o primi Settanta e ho pensato subito come, tutti questi anni, questa tecnologia da dépliant talvolta esibita un po’ a vuoto, in realtà non abbia prodotto perlomeno in questo ambito chissà quale rivoluzionaria evoluzione sonora. Le AR erano lì, perfettamente restaurate, vecchie o per meglio dire antiche, ed esprimevano un suono che dire musicale è ancora troppo poco. Era un suono “giusto”.

Tornando a noi, quanto detto, seppure un po’ alla lontana, ci riporta diretti al prodotto in prova, i Novaudio Classic 8 Mk3, ossia una coppia di diffusori di un produttore nazionale che si rifanno a concetti forse troppo in fretta archiviati, a vantaggio di mirabilie tecnologiche che in altri diffusori non poche volte ci hanno lasciato delusi. La Novaudio si presenta come una realtà produttiva di artigianato di alta qualità, in un ambito come quello dei costruttori di diffusori acustici piuttosto affollato. Le sue realizzazioni si rifanno, soprattutto in questo modello denominato appunto Classic Eight, dove l’otto è riferito al diametro in pollici del woofer, ai principi del buon suono del passato, facendo ricorso ovviamente all’utilizzo di altoparlanti moderni e una componentistica del filtro impensabile quaranta anni fa.

Il Classic Eight è un diffusore a due vie in cassa chiusa, con un woofer dotato di sospensione in tradizionale foam, oramai generalmente poco utilizzato, ma apprezzato dal costruttore per le sue doti elastiche ottimali, che né il tessuto o materiali gommosi posseggono. Sembra dunque effettivamente di tornare indietro nel tempo. L’impiego dei due altoparlanti è frutto di una precisa scelta progettuale, che in sede di ascolto è stata pienamente riconoscibile. Non è stato, come spesso nei progetti a due vie, utilizzato un “wooferotto” da 6,5 pollici e un tweeter da un pollice, bensì un più dotato trasduttore da 8 pollici e un altoparlante delle alte frequenze da . di pollice, dunque più piccolo del solito. Ciò comporta che il tweeter non possa riprodurre le frequenze medie e che il woofer sia costretto, pur con i suoi 20 centimetri di diametro, a suonare fino a frequenze piuttosto elevate, cosa non proprio agevole, anche se da una prima osservazione la membrana estremamente leggera e il trattamento superficiale che ne aumenta la rigidità, dovrebbero estenderne e soprattutto linearizzarne la risposta. Entrambi di costruzione nordeuropea, sono stati dunque fatti modificare per incontrare le esigenze del progetto, nonché per una ormai cronica carenza sul mercato di woofer specificatamente progettati per essere utilizzati in cassa chiusa. Il costruttore, al secolo Joe Maietta, ha voluto insomma dotare il diffusore di una buona performance in basso – che un piccolo woofer in sospensione pneumatica non avrebbe potuto esprimere – con la membrana del woofer abbastanza leggera ma rigida, che ricorda un larga banda, e al contempo dare priorità all’estensione in alto, unita a una buona capacità di ariosità e dispersione che un tweeter più piccolo è in grado di assicurare.

Mi pare quindi evidente che l’ispirazione di queste Novaudio siano i modelli tipo AR 18/28/38, RCF BR 33, EPI A110, Heybrook, Rogers 3/5 ma soprattutto le storiche e tanto amate Snell serie K, o meglio le più moderne Audio Note K di Peter Qvortrup, che di Snell raccolse l’eredità, del tutto analoghe per tipologia e filosofia. Come la quasi totalità dei diffusori in cassa chiusa, le Classic Eight sono piuttosto facilmente inseribili in ambiente e tollerano bene l’avvicinamento alle pareti, modificando comunque la resa in base a come vengono posizionate, ovviamente. Nel mio ambiente ho potuto constatare come il posizionamento a ridosso della parete posteriore comporti un normale rinforzo della gamma bassa, mentre una collocazione più avanzata, lasciando circa un metro, linearizza meglio la gamma di frequenze e accentua in misura notevole il senso di profondità della scena, uno dei pregi principali del diffusore.

Un breve cenno alla manifattura del mobile, direi molto curata, e agli ottimi morsetti metallici che tanto vorrei sulle mie Klipsch Heresy III al posto degli orrendi connettori in plastica, che prima o poi mi deciderò a sostituire, accidenti… Il filtro, del quale non sono resi noti punto d’incrocio né pendenze, è comunque da una sommaria analisi del secondo ordine per entrambi i driver, semplice e realizzato con ottimi componenti, come condensatori Mundorf e generose induttanze in aria. Le dimensioni del mobile sono assimilabili a quelle di un normale diffusore da stand, ma non è certo un mini, avendo comunque una certa larghezza che si contrappone a una profondità piuttosto ridotta. Sembrano proprio un paio di casse uscite fuori da una porta spaziotemporale o comunque, per molti di noi, un oggetto conosciuto in passato e rimpianto a seguire. L’altezza del posizionamento risente ovviamente dalla seduta d’ascolto, posto che dovremmo sempre quanto più possibile posizionare il tweeter ad altezza delle orecchie, in questo caso comunque l’estrema dispersione del tweeter allarga lo spot utilizzabile. Ritengo che lo stand dovrebbe porre il diffusore tra i 30 e i 60 cm da terra ed è comunque disponibile un supporto dedicato ad alta massa con disaccoppiatori, di notevole fattura.

Ascolto

La sensibilità delle Classic Eight in sala d’ascolto conferma il dato di targa e quindi in ambiente si approssima ai 90 dB/metro, con un carico di pilotaggio che mi è parso del tutto semplice. Ho voluto alternare al mio Mastersound Reference 845, decisamente sovradimensionato come categoria di prezzo a questi due vie, un più coerente integrato a stato solido che si è dimostrato molto sinergico, l’ottimo Musical Fidelity M5si, dalla voce energica ma anche sufficientemente raffinata. La prima cosa che emerge da queste Novaudio è la spiccata musicalità che hanno nel DNA, espressa da una piacevolezza d’ascolto veramente alta che consente sedute d’ascolto decisamente appaganti. Timbricamente siamo al cospetto della correttezza di un suono monitor in senso classico, come ad esempio nei due vie della migliore scuola inglese, poiché non c’è quell’avanzamento della gamma media solitamente usuale in questo tipo di diffusori di fascia invece economica. Il medio, quasi interamente riprodotto dall’otto pollici, non è mai avanzato né tantomeno aggressivo, cosa che consente una riproduzione interamente posizionata dietro i diffusori. È un medio moderatamente caldo ma comunque definito e privo di aloni. Gli estremi gamma sono estesi in alto, per merito dell’ottimo tweeter in tessuto, dettagliato ma mai acido, che non presenta alcun cenno di risonanze udibili, mentre in basso il woofer scende fin che può, tenuto anche conto del litraggio del mobile non certo esuberante. Diciamo che si esprime bene come da progetto fino ai 45 hertz per poi calare in modo gentilmente progressivo, 6 dB/ottava, come fanno tutti i buoni progetti in sospensione pneumatica. Questo dona ai bassi quell’effetto a me molto gradito di “rimbalzo” acustico che dona una certa armonicità, al contrario di alcuni progetti in bass reflex di basso litraggio che esaltano e poi mozzano tutte le note sotto i 45/50 Hz. Va detto che il diffusore risulta ben lineare, pur con il carattere di cui sopra, fino a livelli medi, oltre i quali si scompone un pelino. Diciamo quindi che non ama livelli di pressione sonora elevati, non essendo stato pensato per questo: la sua vocazione è il classico ambiente domestico fino a 30 mq, con tanto di tappeto e poltrona. In questo lo ritengo adatto a generi acustici sia moderni che classici, dove in particolare esibisce una timbrica ammaliante e può offrire un’immagine stereo praticamente stupefacente, larga e profonda, con un’ottima ricostruzione scenica e una precisa collocazione degli strumenti, focalizzati e ben descritti. Con alcuni programmi di classica, si percepiscono agevolmente non solo le varie sezioni orchestrali, ma anche le loro dimensioni e quanto spazio occupano sul palco virtuale. C’è sempre un distinto senso di ariosità, ma naturale e mai sottolineato. Ci sono insomma una gran quantità di informazioni del fronte sonoro, che in molti diffusori con qualche problema di fase acustica spesso vengono “appiattite” e grossolanamente nascoste. La capacità del dettaglio è ottima e buona risulta pure la trasparenza, seppure anche qui quando si alza il livello sonoro si percepisce come il woofer possa digerire più dei watt dei miei Mastersound. Le voci sono sempre “umane”, mai artificiose o costrette dinamicamente e l’incrocio tra i due altoparlanti, che ritengo essere intorno ai 3/4 kHz, mi pare molto ben concepito. Le atmosfere rarefatte sembrano acquistare magia sonora e il diffusore trova il suo terreno ideale quando deve assecondare programmi fatti più di sfumature che di affondi dinamici. Questo non certo perché dinamicamente siano carenti, anzi, il loro senso del ritmo risulta decisamente di ottimo livello, con attacchi netti e definiti, ma si ha l’impressione che le Novaudio siano concepite più per raccontare che descrivere – mi rendo conto che la differenza tra i due verbi è sottile ma non trovo una similitudine migliore – anche se la loro capacità di scansionare le varie fonti sonore risulta sempre molto elevata, pur senza sconfinare in quel senso di artificiosa capacità di dettaglio che altri diffusori hanno. In poche parole, le Novaudio riescono a conservare quel molto sottile equilibrio tra calore, dettaglio, scansione delle informazioni sonore senza lanciarsi in iperboli che alla lunga stancano e rendono la riproduzione magari a effetto ma poco naturale. Si avvantaggiano di tutto ciò strumenti acustici a corda, le percussioni e, devo dire, il sempre temuto pianoforte viene riprodotto con un senso del ritmo e della cassa molto marcato. Con generi più moderni le Novaudio riescono sempre a “chiudere il cerchio” in quanto non presentano mai, soprattutto con incisioni mediocri, un medio aggressivo e ruvido, ma garantiscono con la loro elevata fluidità e pasta sonora sempre ascolti piacevoli. Certo manca il pugno allo stomaco, ma non è di sicuro quello il motivo per cui sono state costruite. È pregevole ed elevata comunque, rispetto alle dimensioni non certo imponenti, la loro capacità di sonorizzare, tanto che si ha sempre la sensazione di ascoltare diffusori molto più grandi di quanto non siano. Nessun difetto evidente dunque, se non i normali e normalissimi limiti di un diffusore compatto ma di sicuro per niente banale.

Conclusioni e consigli per l’uso

Le Classic Eight, in questa terza versione si presentano apparentemente in modo forse dimesso, nel senso che non vantano strabilianti mirabilie tecniche o mirabolanti trovate progettuali, ma risultano alla prova dei fatti decisamente concrete. Una concretezza ottenuta con idee chiare e con tanto sforzo progettuale e costruttivo, in un prodotto che è stato affinato negli anni e la cui realizzazione non ha badato affatto al risparmio laddove ritenuto inutile. In questo senso, nelle produzioni su ridotta scala come può essere quella di un artigiano industriale come Novaudio, investire 50 euro su un componente, per esempio di un crossover, non ha ripercussioni cosi rilevanti sul dato economico finale, mentre per una produzione industriale di grandi numeri gli stessi 50 euro possono comportare un aumento dei costi anche di parecchie migliaia di euro. Il costruttore voleva presentare un diffusore di costo assolutamente coerente e alla portata di molti appassionati, che si rifacesse espressamente a un “suono” e a una filosofia progettuale che, seppure guarda al passato, si ispira direttamente non solo a ciò che del passato funziona ma risulta ancora un riferimento assoluto ma funziona molto bene e risulta ancora un riferimento assoluto, a dispetto degli anni. Insomma, più che un voler tornare indietro, lo interpreterei come un voler riaffermare suoni e concetti che forse abbiamo perso per strada, ma che possiamo e vogliamo poter riassaporare. Sui partner migliori, direi che il costruttore molto intelligentemente ritiene ottimali i valvolari single ended, anche per una sensibilità del diffusore di buon livello, che a mio avviso possono garantire e preservare meglio di qualunque altra tipologia di amplificatori naturalezza, musicalità e immagine stereo svincolata da qualunque ostacolo fisico ci sia nell’ambiente d’ascolto. Privilegerei sorgenti dinamiche, come sempre le migliori che potete permettervi, ma comunque timbricamente neutre e lineari, con in prima linea un sistema analogico di valore, magari un giradischi d’epoca e una testina moderna e risoluta. Da apprezzare lo sforzo del costruttore di offrire il prodotto con varie tipologie di finiture lignee, tutte decisamente piacevoli e ben rifinite con un’impiallacciatura curata di ottimo spessore, per un inserimento in ogni ambiente domestico. Credo che l’ottimale inserimento in un impianto corretto e votato alla musicalità possa decretarne il senso compiuto e ciò per cui sono state concepite. Insomma, se siete affascinati dal vintage ma non avete soldi e tempo per dedicarvi al restauro e alla ricerca di ricambi di oggetti sempre più cari e rari, se il suono cosiddetto moderno vi affascina ma vi stanca e non riesce a soddisfarvi o se, semplicemente, vi piace semplicemente sentire bene la musica, dovreste provare ad ascoltare questi diffusori e dargli una valutazione non prima di un’intera giornata di ascolti, quando la maggior parte dei loro concorrenti vi ha magari già indotto a spegnere tutto.

Rapporto qualità/prezzo direi ottimo e abbondante, non tanto per merito del costo, seppure assolutamente ragionevole, quanto per le prestazioni in sala d’ascolto, meritevoli di attenzione e decisamente superiori. È tardi, metto l’ultimo disco della giornata, gli Eagles, Take it Easy, e si allungano le immagini sulle note che fluide mi scorrono davanti e mi pare di scorgere ciò che sento.

Well, I’m running down the road…

Bene, sto correndo nella strada…

Lighten up while you still can

Sii contento, intanto che puoi

Don’t even try to understand

Non cercare di capire

Just find a place to make your stand

Trova solo un posto che ti vada bene

And take it easy

E non ti preoccupare

Belli questi diffusori…

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Tipologia: diffusore due vie a sospensione pneumatica

Tweeter: .” in seta trattata e smorzata

Woofer: 8” in carta trattata con sospensione in foam

Risposta in frequenza: 42-20.000Hz

Sensibilità: 89dB

Efficienza: 8ohm

Potenza applicabile: 10÷100watt indistorti, a valvole single ended

come stato solido classe A

Crossover con componenti selezionati saldati in aria

Collegamenti interni con cavo Litz in rame OFC 99,999%

Struttura del mobile in betulla con rinforzi strutturali e rivestita in quattro finiture a scelta

Dimensioni: 32x47x20cm LxAxP

Peso: 12kg

Distributore uffificiale Italia: distribuzione diretta, al sito Novaudio per l’elenco dei punti d’ascolto

Prezzo Italia alla data della recensione: 2.200,00 euro, stand dedicati ad alta massa e disaccoppiatori acquistabili a parte

Sistema utilizzato: all’impianto di Paolo Di Marcoberardino